Passione e Morte di Cristo: L’Evento

Dopo ben 9 anni dall’ultima edizione, la Comunità Interparrocchiale Vairano Scalo-Marzanello-Montano, guidata dall’arciprete don Luigi De Rosa, rievocherà la Sacra rappresentazione della “Passione e Morte di Cristo”. Attraverso un incantevole scenario naturale sarà rinnovato l’evento della “Passione di Cristo”, in forma di antico teatro popolare, che vede la partecipazione attiva e concreta delle tre Comunità, allo scopo di conservare, perpetuare e attivare questa tradizione che appartiene alle radici dei tre paesi da circa 30 anni.

La Sacra rappresentazione della “Passione di Gesù Cristo” nasce, inizialmente, in occasione della Processione del Venerdì Santo, tutt’ora esistente: i simulacri di Maria SS. Addolorata e del Cristo morto, venivano preceduti da un corteo storico che rappresentava tutti i personaggi che hanno animato i giorni della Passione e Morte di nostro Signore Gesù Cristo.

Pian piano i giovani della parrocchia pensarono di animare questi personaggi e per opera del Parroco, don Luigi De Rosa, fu stilato un primo testo tratto dai quattro Vangeli. Con pochissimi mezzi e tanta buona volontà, si iniziò col rappresentarla in occasione della Domenica delle Palme suscitando l’interesse di migliaia di persone. Lo scopo della rappresentazione va ben oltre il fatto scenico; infatti, nel rappresentare i giorni della Passione, si cerca di dare un significativo contributo a testimonianza dell’unico modello di vita: “Gesù Cristo”.

Si tratta certamente di una delle più suggestive rappresentazioni sacre dell’Alto Casertano, interpretata da circa 200 attori dilettanti, giovani e meno giovani, che lavorano e si preparano con estrema serietà e dedizione all’organizzazione e alla realizzazione di questo grande evento.

Il luogo della rappresentazione è un vasto spazio aperto, alle pendici del Monte S’Angelo, nei pressi dell’ex cava, in cui con estrema professionalità e semplicità viene allestito un frammento dell’antica Gerusalemme: il Sinedrio, il Pretorio di Pilato, l’orto degli ulivi, il cenacolo, il monte Calvario.

Fin dall’inizio si è aggrediti dalla percezione dell’incredibile sofferenza del martirio di un uomo. Da una sensazione di disagio si passa ad un susseguirsi incalzante di emozioni epidermiche che iniziano a scavare dentro determinando una vera e propria ansia, condita dall’orrore di una storia di sangue. E’ l’orrore della violenza aggressiva degli uomini, il simbolo della loro follia, in contrapposizione ad un amore che va aldilà della comprensione.