Passione e Morte di Gesù: La Storia

In quei giorni Gesù percorreva tutta la Galilea insegnando nelle Sinagoghe, proclamando la buona novella, curando e guarendo ogni male. La sua fama era grande, lo seguiva una folla numerosa. Con l’avvicinarsi della festa degli Azzimi, chiamata Pasqua, i Sommi Sacerdoti cercavano il modo di impadronirsi di Gesù con l’inganno per ucciderlo. Venne dunque il giorno degli Azzimi e Gesù mandò Pietro e Giovanni in città dicendo loro di preparare la Pasqua perché potessero mangiarla.

La gran folla che era arrivata per la festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, colse dei rami di palme e gli uscì incontro osannandolo. Dopo l’Ultima Cena, tenuta in città, Gesù si recò nel Getsemani – sul monte degli Ulivi – poco fuori Gerusalemme, dove si fermò in preghiera. Qui un gruppo di guardie del tempio, guidato dall’apostolo traditore Giuda Iscariota, mentre ancora pregava procedette al suo arresto. Subito dopo Gesù fu condotto da Hanna, poi dal Sommo Sacerdote Caifa, quindi al Sinedrio che ne stabilì la condanna a morte per bestemmia. Al mattino presto i Sommi Sacerdoti, gli anziani e tutto il Sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù e lo condussero dal prefetto romano Ponzio Pilato per richiederne l’esecuzione. Questi lo interrogò ma non lo trovò colpevole; nel tentativo di salvarlo, propose al popolo di liberarlo. Era infatti consuetudine da parte delle autorità romane rilasciare un prigioniero all’anno, per Pasqua, ma la folla gli preferì il ribelle/assassino Barabba, invocando la crocifissione per Gesù. Per paura di un tumulto Pilato si lavò le mani, dichiarandosi innocente per l’ingiusta condanna e acconsentì alla richiesta della folla, condannando formalmente a morte Gesù per il reato di lesa maestà, essendosi dichiarato «Re dei Giudei». Quindi Gesù fu flagellato; venne poi schernito dai soldati romani, che lo coronarono di spine e lo condussero, assieme ad altri due condannati, verso il luogo della condanna, una piccola collina appena fuori le mura, chiamata Golgota. Lungo la salita, Gesù fu aiutato a portare la croce da un certo Simone di Cirene. Venuto mezzogiorno, quando il sole si eclissò, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Il telo del tempio si squarciò nel mezzo e Gesù gridando a gran voce disse: Padre, nelle tue mani rimetto il mio spirito. Tutto, tutto è compiuto”. Venuta la sera, Giuseppe D’Arimatea, che era diventato anche lui discepolo di Gesù, andò da Pilato e gli chiese il corpo di Gesù. Dopo averlo avuto lo avvolse in un candido lenzuolo (sindone) e lo depose nella tomba che Gesù si era fatto scavare nella roccia e rotolata poi una gran pietra sulla porta del sepolcro se ne andò. Passato il Sabato, Maria di Magdala, Giovanna e Maria di Giacomo, comprarono gli oli aromatici e di buon mattino, al levar del sole, vennero al sepolcro, per imbalsamare Gesù. Avvicinandosi, apparve loro un giovane vestito di una veste candida ed ebbero paura. Ma egli disse loro: “Non abbiate paura. Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Gesù non è qui, è risorto. Ora andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea: là lo vedrete come vi ha detto”. Le Pie donne, allora, piene di timore e di spavento, fuggirono via e corsero al cenacolo dove erano gli apostoli e Maria, la madre di Gesù, e dissero loro che Gesù era risorto come aveva promesso.